CENTRO STUDI PER MODENA - CeSPeM


Vai ai contenuti

La Modena di domani

Progetti > La nostra Modena di domani

LA MODENA DI DOMANI

Disegnare la Città del futuro è compito della politica. Il disegno urbanistico diviene naturale e automatica ricaduta di una pianificazione guidata dal solo interesse per la Città e per i suoi abitanti.
Quella che il PRG del 1989 e il documento "Modena Futura" ci hanno costruito è la Città che consuma, non pensata né guidata dalla politica, ma da forti condizionamenti economici esterni. Mai si pensa alla Modena che produce e che necessita di produrre se vuole mantenere il benessere raggiunto.

Tutti sono concordi nel ritenere che usciremo dalla crisi diversi, per cui diventa urgente riprogettare la Città, le sue dimensioni, come pensiamo o vogliamo che diventi dopo la crisi.
Occorre, però, un nuovo PRG cui affidare le coordinate della nuova Città. Tutto sarebbe inutile se questo momento avvenisse una volta realizzati i progetti del documento "Modena Futura" e altri.
Sarebbe come cercare di bere da una bottiglia completamente vuota. I disastri sarebbero stati realizzati tutti e non vi sarebbe più materia per i necessari aggiustamenti della Città.

La nostra visione di come sarà Modena nel futuro nasce dal presupposto che essa debba continuare a giocare un ruolo rilevante sia a livello nazionale che internazionale.
In pratica la nostra visione vuole addirittura rafforzare questo ruolo, cosa possibile sulla base delle potenzialità presenti e non colte fino ad ora.
Modena di domani dovrà essere: europea, competitiva e attrattiva, globalizzata, connotata da eccellenze, funzioni nuove e dalla capacità di mettersi in rete intercettando correnti (ferrovie, strade, vie telematiche, finanziatori, talenti, saperi, turismo, arte, scuole e centri di ricerca eccellenza, ecc.).
Questi gli obiettivi da perseguire attraverso la messa in campo di idee, visioni e iniziative capaci di sviluppare appieno le potenzialità economiche, imprenditoriali, commerciali, culturali, sociali, demografiche, condizionate dai seguenti presupposti:

1. Modena di domani, in un prossimo futuro, se prendiamo a riferimento concreto e realistico quello che sta avvenendo nelle città europee di media dimensione, presumibilmente non aumenterà ne in dimensioni ne in popolazione, ma dovrà specializzarsi e tecnologizzarsi sempre più per emergere, competere e contrastare le delocalizzazioni delle imprese e competere a livello internazionale. Necessiterà, pertanto, di un minor numero di lavoratori, ma di una loro più alta qualificazione.

2. Modena di domani post crisi economica. E' opinione comune che sia finita la caduta e ci si appresti ad atterrare. Ora occorre pensare a ridecollare in fretta. Le previsioni suggeriscono che per tornare ai livelli 200772008 ci vorranno almeno 5-7 anni, ma non saremo in grado di riassorbire tutti i lavoratori, attualmente in cassa d'integrazione o altro. Questo dovrebbe preoccupare gli amministratori e spingerli a mettere in campo strumenti e azioni straordinarie, anticicliche per uscire rapidamente dalla crisi. Tra queste una nuova pianificazione urbanistica è sicuramente lo strumento principale e più incisivo a disposizione.

3. Modena di domani richiede un completo rinnovamento ed un ringiovanimento nelle fila degli amministratori locali per un approccio mentale del tutto nuovo, creativo, fortemente ancorato alla cultura, sensibile e di sostanza con il quale affrontare la sfida del cambiamento, perché non si può guardare al futuro perseverando in modi e forme errate.
I concetti sopra esposti sono le fondamenta di un percorso che porti con urgenza ad una rivisitazione, riprogettazione e rinnovamento del disegno urbanistico della nostra Città, che va pensato e deciso insieme ai modenesi. Vanno ricercate e proposte con coraggio strategie che possano incidere e governarne la crescita e lo sviluppo.
Il successo dell'operazione dipenderà dalle capacità di individuare e scegliere le soluzioni più idonee, meno impattanti, le più rispettose del verde, del paesaggio, dell'energia, dando la priorità al recupero degli edifici esistenti, contenendo il nuovo al minimo in un mix equilibrato tra contenitori da recuperare e da abbattere, privilegiando nella progettazione le funzioni di carattere collettivo in coerenza con i moderni orientamenti urbanistici.
Con questi obiettivi la pianificazione urbanistica diventa vero e utile strumento per uscire dalla crisi. Ecco perché siamo fermamente convinti della necessità di un momento di riflessione, di discussione e ripensamento delle azioni urbanistiche per orientarle ad assecondare con lo sviluppo della Città e l'uscita dalla crisi.
Dobbiamo anche avere il coraggio non solo di pensare in grande, ma di farlo insieme, uscendo dai confini di una visione politica dei nostri amministratori, condizionata dagli affari, ma anche abbandonando la contingenza quotidiana, mettendo in campo idee nuove e tanta passione e amore per la nostra Città.
Come già detto, riteniamo sbagliato e segno di debolezza nobilitare i propri progetti con le esperienze altrui, quasi mai trasferibili, ma occorre fare lo sforzo di produrre idee proprie, quelle giuste che trovano sostanza nell'esaltazione delle nostre numerose peculiarità. Nello sviluppo della città al centro vanno poste le persone e le condizioni che ne determinano il benessere.

3.1 Le potenzialità di sviluppo

Modena Città delle occasioni perdute. Alcune di queste vanno recuperate con grande rapidità perché sono in grado di incrementare e sviluppare nuove potenzialità commerciali, imprenditoriali e economiche, come quelle che possono derivare da nuove e indispensabili infrastrutture.
Vanno abbattute o superate le barriere naturali e tecnologiche che bloccano la crescita e lo sviluppo della nostra Città e del nostro territorio e sono una delle principali cause di degrado ed abbandono.

1) La bretella Campogalliano-Sassuolo. E' curioso che se ne parli in tempi di crisi strutturale del settore della ceramica, ma l'esercizio di chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati è una caratteristica dei nostri amministratori.
Sono quarant'anni che se ne parla, che le associazioni delle imprese la richiedono, sono quarant'anni che viene contrastata dalla Regione Emilia-Romagna, preoccupata di ledere gli interessi della Romagna (il porto di Ravenna (un flop annunciato) e il turismo verso la riviera romagnola) con la puntuale connivenza dei miopi e compiacenti (per ragioni di appartenenza politica) amministratori modenesi.

Comunque, la bretella è importante, oltre il rilancio della ceramica stessa, in quanto rappresenta il primo indispensabile tratto per poter aprire alla città nuovi ampi confini commerciali ed economici con la sua prosecuzione fino al tirreno (Modena-Lucca-Livorno).

Con la Modena-Lucca e il superamento della barriera naturale appennino, la nostra Provincia, come era previsto da piani europei, diventerebbe il centro di flussi viari delle merci che trovano la particolare situazione di poter essere smistate in tutte le direzioni possibili.
Modena diventa un vero snodo internazionale con interessi economici integrati (porto di Livorno per le nostre imprese e per quelle dell'area italo-austro-tedesca) e turistici (mare/monti).
Con questa grande opera si estendono i confini del nostro territorio, si aprono nuove grandi opportunità e si conferisce piena valorizzazione e forte impulso allo scalo merci di Marzaglia, oltre al rilancio delle vocazioni imprenditoriali e turistiche della nostra montagna, come controindicazione all'esodo dei suoi abitanti e delle attività imprenditoriali.
Ben venga, dunque, seppure dopo 40 anni, la conversione degli amministratori modenesi che, oggi, sbraitano contro il CIPE e il governo Berlusconi per il ritardo dei finanziamenti.

2) La TAV. Abbiamo perso una occasione straordinaria con l'alta velocità di interrare la stazione e ricucire le due parti di Modena separate da anni dalla ferrovia. Questa divisione è una forte penalizzazione per una città che vuole essere europea. L'abbattimento delle barriere tecnologiche attraverso l'interramento o lo scavalcamento della ferrovia tra i ponti Mazzoni e Ciro Menotti avrebbe permesso di ricongiungere due parti della Città separate da sempre, di risanare le zone Tempio, Sacca e Crocetta creando nuovi flussi di traffico e di commerci tra le due parti della città riunificate.

3) Una vera metropolitana leggera e veloce per mettere in rete i più importanti centri della nostra Provincia con la Città, che ridiventa punto di convergenza delle attività economiche, imprenditoriali, commerciali e culturali di tutta la provincia. Agire sul tempo (la velocità) per rendere poco importante la distanza. Abbandonare i surrogati come, Gigetto e quant'altro (metro-filotranvia) che non apportano alcun vantaggio alla mobilità. Gigetto va ripensato con le caratteristiche di una vera metropolitana.

4) La cispadana. E' un'altra di quelle opere sempre evocate e mai realizzate, pur riconoscendone la indispensabilità per lo sviluppo del territorio.

5) Lo scalo merci di Marzaglia è in profondo ritardo, oltretutto aspetta ancora una progettazione urbanistica. Sicuramente la sua collocazione ha indebolito il progetto Cittanova 2000, che avrebbe dovuto essere ripensato nell'area dello stesso scalo merci. Sembra possa essere pronto nel 2011 (tra un anno), ma mancano ancora strade, collegamenti e urbanistica di contorno. E' un'idea nata nel 1994/95; cosa si aspetta a realizzare, almeno, il progetto urbanistico? Con tanti architetti dipendenti comunali non è necessario ricorrere all'ennesimo famoso architetto.

6) Il rilancio del Centro storico senza il quale è inutile pensare di rendere Modena una città europea. Il Centro storico, come simbolo della nostra identità, è sacro e non può essere snaturato. Va invertita la tendenza che da 30.000 abitanti l'ha portato a 10.000. L'area exAMCM fa parte del centro storico, ne è contigua, per questo è indispensabile pensarla con funzionalità coerenti al rilancio del Centro storico. Il viale Vittorio Emanuele II come boulevard di Modena.

7) Il sostegno e collegamento stretto con l'Università, struttura di formazione e ricerca, è indispensabile ad ogni possibile processo di crescita e sviluppo, in quanto apportatrice di innovazione. Va incentivata e sostenuta nel processo intrapreso di caratterizzazione attraverso la costituzione di Centri di ricerca di eccellenza, indispensabili per l'innovazione delle imprese.
Oggi, sono attivi il Distretto Hi-mech e il Centro di medicina rigenerativa, ma occorre estendere queste esperienze in altri settori d'avanguardia come l'agroalimentare, l'edilizia e altro. Nella proposta iniziale del Polo Tecnologico da presentare in Regione vi era la richiesta di attivazione di due nuovi centri: uno legato alla possibile donazione della galleria del vento Ferrari all'Università per incentivare studi e formazione in un settore d'avanguardia, ma poco praticato (era stato raccolto l'interesse di numerose imprese), fondamentale per lo sviluppo del design industriale.
Il secondo riguardava lo sviluppo di un Centro prove antisismiche per materiali da costruzione, molto caldeggiato da APMI. Non inserirli nel progetto inviato in Regione, più che un grave errore è stata una palese dimostrazione della scarsa lungimiranza dei nostri amministratori e della loro sudditanza e collusione con le politiche della Regione, che ha come risultato quello di ottenere finanziamenti per l'edificazione di strutture senza prima individuarne le funzioni.
Questi sono interventi su cui basare la qualificazione europea della nostra Città, forse sono anche progetti in grado di meritare l'attenzione di finanziatori pubblici e privati, anche al di fuori dei nostri angusti confini. L'esperienza pubblica da me vissuta ne è prova: quando ci sono le buone idee i soldi si trovano sempre (l'intero comparto di Ingegneria e il Centro di Medicina Rigenerativa sono le ultime significative realizzazioni, pur in periodi di magra finanziaria).
Neanche un centesimo dei fondi previsti per le grandi opere varate dai precedenti governi è mai arrivato a Modena. Nessuna meraviglia, non vi erano grandi progetti meritevoli allora, né ve ne sono ora, a parte la bretella.

3.2 La Città del "benessere"

Come sopra riportato le prospettive di crescita sia nel numero di abitanti che nelle dimensioni per Modena sono da ritenersi scarsamente motivate e ragionevoli, mentre più certa sarà una forte crescita in tecnologizzazione in tutti i suoi ambiti.
Questo è un motivo non secondario della necessità di ridescrivere Modena in chiave moderna per apprestarla a divenire calamita per giovani talenti a cui si dovrà per forza ricorrere in futuro. Lo richiede il continuo aumento in competitività delle nostre imprese costrette a raccogliere la sfida di un mondo globalizzato.

Un modo di ridescrivere la Città in chiave moderna e originale deve tener conto che l'architettura, oggi, eleva i luoghi da semplici agglomerati urbani a sede di espletamento di funzioni di vita quotidiana.
Una città come Modena, antica ma con un contorno prevalentemente costruito nel dopoguerra pone diversi problemi per la sua complessità a chiunque ne dovesse curare la pianificazione. I tanti fallimenti dei progetti di rinomatissimi architetti ne sono prova.

Qui si vuole tentare di suggerire una qualche idea per smuovere le acque, un esercizio senza alcuna pretesa di accoglimento, ma solo con intenzioni provocatorie per aiutare ad innescare la discussione su questo importante, urgente e improcrastinabile tema.

Proviamo a vedere la Città come un sistema complesso costituito da un insieme di concentrazioni urbane (quartieri, circoscrizioni, aree, zone, isole o gangli) che nel loro insieme generano il network Modena. Oggi tali concentrazioni sono piuttosto difficili da identificare in quanto le varie zone risultano piuttosto anonime e confuse essendo prive di vocazioni funzionali ben definite e caratterizzanti, di luoghi attrattori, di segni forti, ma con una costante indifferenziata che è quella di abitazioni e dei centri commerciali che li rende piuttosto simili l'un l'altro.
Ecco allora la necessità di identificare e caratterizzare queste concentrazioni con funzioni, coerenti con le caratteristiche urbanistiche presenti, che vanno assecondate e corrette sulla base delle funzioni loro assegnate e di interventi di abbellimento e uso (fontane, piazze, monumenti, giardinetti chiusi per bambini, luoghi di socializzazione, ecc.) che in futuro ne rappresentino i segni distintivi.

Mi limito a suggerire quelle che potrebbero essere le fondamentali concentrazioni racchiuse in grandi cerchi urbani immaginari, qualificate da forti connotazioni funzionali omogenee, che potrebbero rappresentare i punti fermi attorno ai quali qualificare il resto:

Area della cultura: comprensiva del centro storico, della zona ex-ospedale S. Agostino (Musei(Civici e Estense), Biblioteca estense, Musei universitari, Foro Boario, Accademia di Scienze, Lettere e Arti, Fondazione Marco Biagi, Accademia Militare, Biblioteca Delfini; in quest'area va inclusa indubbiamente l'exAMCM con il preciso obiettivo di rilanciare il Centro storico, per cui gli vanno attribuite esclusivamente funzioni di carattere culturale capaci di attirare flussi di persone e spostarli verso il Centro storico. Ogni altra funzione attribuita a quest'area che agisca all'incontrario, come molte di quelle del progetto Sitta, centro commerciale, edificio per appartamenti ed uffci, non può essere presa in considerazione.

Area dell'Innovazione e della produzione, identificata nei centri di ricerca universitari (medicina, scienze e ingegneria) delimitati nel rettangolo compreso fra Via del Pozzo a ovest, Nuova Estense ad est, Via Emilia a nord e Via Vignolese a sud.
Nel pensare a ristrutturare i villaggi artigiani occorre considerare anche la necessità di nuovi per le imprese con produzioni ad alto valore aggiunto che richiedono la contiguità della ricerca. Ecco allora che insediamenti di nuove imprese innovative lungo la via Vignolese, nelle adiacenze dell'area dell'innovazione sarebbe opportuno e giustificato.
I nuovi villaggi artigiani costruiti con concetti moderni, per imprese ad alto valore aggiunto che richiedono spazi ridotti ma servizi tecnologici (informatici) avanzati e/o la riconversione di quelli vecchi con gli stessi apparati tecnologici, così da creare aree tecnologicamente avanzate (particolarmente appetibili per collocarvi nuove imprese artigianali di software). Va in quest'ottica Cittanova 2000 (se non si realizza solo il centro commerciale come sembra più probabile).
Area del Design: comprensivo del museo Ferrari, della zona Tempio, della Maserati e spaziante oltre la ferrovia, con inserimento delle ex-Fonderie e di tutto il quartiere Crocetta.

Sono tre concentrazioni/aree che per l'alto contenuto culturale rappresentano i punti cardine intorno ai quali qualificare il resto della Città, che potrebbe essere suddiviso in ulteriori concentrazioni/zone (circoscrizioni, quartieri?) sulla base degli stessi principi.

Mentre sulle tre aree identificate, strategiche per la città, riteniamo debba esser la politica con la sua progettualità ad intervenire, nelle altre dovrebbero essere chiamati i cittadini residenti alle scelte relative al disegno urbano, alle funzioni, alla viabilità e quant'altro gli riguardi.
La stessa vivibilità (cioè la gestione del quotidiano, il mantenimento della pulizia, la salvaguardia della quiete, la programmazione dello sviluppo, l'organizzazione di eventi ecc.) potrebbe essere affidata al volontariato di coloro che vivono prevalentemente in un "area", in particolare gli anziani, che con la loro presenza assumono funzioni educative nei riguardi di bambini e dei giovani e di deterrenza verso i male intenzionati.
In questo modo i cittadini riscoprono l'impegno civico attraverso l'assunzione volontaria di compiti e responsabilità pubbliche nella gestione del territorio di residenza, in restituzione a quanto la comunità garantisce loro in benessere e qualità della vita, sia loro che dei loro famigliari.
Ci sembra la via maestra per rilanciare in giovani e meno giovani la coscienza di far parte di una comunità, il senso di responsabilità e la necessità di impegnarsi per il bene comune.

Esistono casi pilota nel mondo dove gli abitanti dei quartieri si fanno carico della manutenzione e così riescono a tagliare i costi di ciò che dovrebbero pagare per l'equivalente servizio sociale.
Sono concentrazioni/aree da caratterizzare attraverso una elevata qualità della vita (aree residenziali di eccellenza per coppie giovani con bambini e coppie anziane.
Luoghi di socializzazione costituiti da piccole zone verdi (più giardini che parchi), piazze attrezzate per passeggiate, sosta e incontri, facilmente raggiungibili.

Ogni concentrazione/area potrebbe venire segnata da edifici e monumenti e decori (fontane, aiuole, giardini, piazze,….), questi si atti ad esaltarne il ruolo e la funzione. Si abbandonino le idee di modificare le piazze di un Centro storico; che ha un suo ben definito ruolo e funzione, e che non richiede estemporanei "abbellimenti".


Home Page | Chi siamo | News | Progetti | Galleria foto | Conferenze | Link | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu